| fabio's profiledimenticati di avere un ...BlogLists | Help |
|
May 16 EMO Vs TRUZZInon sono un assiduo frequentatore di facebook, ma ogni tanto la capatina di rito ci vuole. sto pomeriggio mi ha colpito un video: "SUSY LA RAGAZZA TRUZZA"
http://www.youtube.com/watch?v=igp9aIUl4m4&feature=related questo è il link
guardandolo mi sono ricordato di un'altro video che mi capitò qualche mese fa: "SONO EMO"
ciò che quindi ritenni all'epoca un fenomeno isolato è forse divenuto una tendenza... ove in una continua tensone, i Truzzi (cioè i discotecari, i griffati, i picchiacchieli (come si dice dalle mie parti)) e gli Emo (per farla breve un incrocio tra un punk ed un dark), si ridicolizzano a vicenda mettendosi gli uni nei panni degli altri e perpetuando stereotopi banali.
http://www.youtube.com/watch?v=Dbi9YcMR7yM&feature=related ; http://www.youtube.com/watch?v=wvfEdJ-FLPM ... questi sono altri due video con il medesimo messaggio...
ma allora c'è davvero odio tra i Truzzo e l'Emo? la risposta è ovviamente no, la battaglia è solo nella testa di quei pochi che ci credono, di quei pochi che ritengono (egocentricamente) che il loro modo di vestire, di divertirsi, d'essere possa attirare l'attenzione a tal punto da creare un odio... per capire meglio questo conctto bisogna in primis capire il motivo per il quale un adolescente sente l'esigenta di caratterizzare il proprio look (e non solo):
il mondo della comunicazione, i media per intenderci, tendono a mostrare personaggi con un "nome" ma che non hanno nulla da dire, i giovani hanno (o presumono di avere) tanto da dire, ciò che gli manca è il nome, quindi l'unica via per fuggire dall'anonimato è elaborare un proprio cavallo di troia che gli permetta di essere riconosciuti.
la triste verità è che dall'anonimato non si fugge, ma chi non è disposto ad accettare tale responto continua ("egocentricamente") a credere di non essere più anonimo, e che quindi la sua opinione interessi a qualcuno. la realtà però li contraddice, e quindi per mostrare come la loro opinione conti, nasce il feticcio della battaglia tra due "efficaci" metodi di fuggire all'anonimato.
tralasciando i contenuti dei video, che anche appellandosi alle generalizzazioni e ai luogi comuni, possono essere discutibili, l'infelice epilogo è che (ripeto) la guerra non esiste se non nell'immagginazione degli irriducibili sopra descritti, non siamo nella gerusalemme dei cristiani e mussulmani di Torquato Tasso o nella Roma degli angeli e demoni Dan Brown (tanto per passare dal sacro al profano), non siamo da nessuna parte... se non in una frustrata mente di alcuni adolescenti che avrebbero da dire talmente tanto da non poter accettare il bavaglio dell'anonimato...
è forse opinabile che i giovani avrebbero tanto da dire, basti pensare al loro distacco dalla politica, forse perchè parlare di uno stile equivale a parlare di se stessi, quindi una eventuale boiata può essere sempre celata dietro un velo di soggettività, mentre la politica è una scienza, quindi per partecipare attivamente ad una disputa, ad un dibattito necessitano cognizioni quantomeno di base. per chi si ostini a vedere il bicchiere mezzo pieno, il distacco dei giovani dalla politica può anche essere visto come un cosciente ripudio... almeno finchè non troverò un video su youtube dal titolo "ANNA LA RAGAZZA COMUNISTA"... May 07 PACE IMPOSSIBILE
vi lascio un racconto che ho scritto di recente... come al solito fatemi sapere la vosta...
PACE IMPOSSIBILE
Avevo quattro anni… avevo quattro anni quando sentii l’odore della polvere da sparo violentare le mie narici. Sordide esplosioni, fumo acre, ed i battiti del cuore non mi permettevano di respirare, mia madre mi prese per la mano e quasi mi trascinò fuori di casa, all’aperto le esplosioni erano più forti, le sensazioni più rudi. Fui capace di respirare solo quando, in una campagna riuscii a vedere tutti i miei familiari, che per volere di Hallah erano vivi. Il mio corpo era paralizzato, fermo, gli occhi puntavano dritti sulla zona est della mia città, dove tra piccoli roghi si avvertiva uno straziante silenzio di morte.
avevo quattro anni… avevo quattro anni quando accendendo il telegiornale vidi l’edizione straordinaria che riportava la notizia di un attentato di matrice palestinese nel mercato della mia città, mamma come ogni mattina si era recata li, ma non tornò mai più. Assopito vidi le lacrime di mio padre, la devastazione sul volto di mia nonna, e la paura dei miei fratelli.
Avevo otto anni… avevo otto anni quando in un qualche meandro della Giordania, nel campo profughi ove ci eravamo stabiliti, mi fu chiarita la situazione: quegli infami degli israeliani, circa un secolo fa sono penetrati nelle nostre terre immigrando da tutto il mondo grazie agli inglesi. pian piano hanno rubato le terre dei contadini della nostra razza, ed ora con la forza hanno occupato anche la striscia di Gaza e la Cisgiordania, due terre che sono sempre a noi appartenute. Non ebbi tempo di realizzare ciò che avevo imparato, in un giorno di settembre i militari della Giordania ci cacciarono via. Dov’è che andremo? “tutta colpa degli israeliani” dice mio padre!
Avevo otto anni… avevo otto anni quando chiesi al rabbino della mia sinagoga perché dio aveva chiamato a se mia madre. Mi rispose con tono dolce, stringendo le mie mani nelle sue, ma con parole crude che si infrangevano violentemente contro la mia pelle: “tua madre, che dio l’abbia in gloria, è una vittima, una martire dell’ennesima guerra che il nostro popolo è costretta a combattere per ottenere la terra promessa. Non siamo mai stati aiutati da nessuno, non è vero che la nostra immigrazione è stata favorita dall’ovest, se non mi credi fattelo raccontare da tua nonna. Sai cos’è il libro bianco? E un accordo che proibiva al nostro popolo di immigrare nelle terre che ci spettando di diritto. Non è vero nemmeno che il popolo nostro, a suo tempo, ha rubato le terre, le terre le abbiamo comprate, è stata l’economia totalitaria palestinese a non riuscire a gestire i capitali ottenuti”.
Avevo dodici anni… avevo dodici anni quando capii che era impossibile convivere con gli israeliani, avevo dodici anni quando sentii in me il sentimento di voler riscattare il mio popolo, avevo dodici anni quando mi arruolai nelle milizie dell’OLP. Avevo dodici anni… avevo dodici anni quando capii che era impossibile convivere con i palestinesi, avevo dodici anni quando sentii in me il sentimento di voler riscattare il mio popolo, avevo dodici anni quando mi arruolai nell’esercito d’Israele. Avevamo quattordici anni… avevamo quattordici anni ed eravamo guerriglieri esperti, il fronte era nostro, con le scariche di kalashnikov ammazzavamo gli infami. Sotto il sole cocente credevamo nella vittoria e nella libertà del nostro popolo, sotto il sole cocente gli ideali ci spingevano alla guerriglia continua Avevamo sedici anni… avevamo sedici anni quando, ci siamo specchiati l’uno frontalmente all’altro, quando abbiamo capito che a breve saremo morti, quando i reciproci AK-47 hanno sputato sui nostri colpi un intero caricatore. Bruciava il sole, bruciavano i fori di proiettile, bruciavano ancora gli ideali. Eravamo con la schiena a terra e la rena del ciottolato stradale in bocca, speravamo ancora nel riscatto dei nostri popoli, e mai credemmo nella pace, mai credemmo nella convivenza, che mai come ora, impossibile appare a noi, impossibile appare ai nostri genitori, ed impossibile apparirà ai nostri posteri. |
|
|